Dalla torre alla torre piezometrica

A cura di Antonella Greco

Il quinto numero della Terza serie (2014) di “Storia dell’urbanistica” è dedicato ad un tema di ricerca riconoscibile senza incertezze tra quelli che hanno contribuito maggiormente, a partire dalla seconda metà del secolo scorso, al consolidamento della storia urbanistica intesa come settore d’indagine caratterizzato da contenuti, strumenti e metodologie peculiari, volti a riconoscere ed approfondire le intenzionalità progettuali presenti nelle tecniche di formazione, consolidamento e sviluppo degli spazi della città medievale.

Nel volume Arte e urbanistica in Toscana 1000-1315, pubblicato nell’ormai lontano 1970, Enrico Guidoni affrontava la questione delle costruzioni medievali a torre, soffermandosi, per la prima volta nella storiografia moderna, sulla loro importanza ai fini del riconoscimento di una “estetica” delle piazze e delle vie della città tra XII e XIII secolo, dimostrandone, a partire da alcune città toscane (Lucca, Pistoia, Volterra, Grosseto), il valore strutturale e prospettico.

Con tale contributo, ancor oggi meritevole, a distanza di quasi mezzo secolo, di meditate riflessioni e riletture, Guidoni metteva adeguatamente in luce, con un taglio d’indagine sistematicamente comparativo, il legame esistente tra le piane e gli edifici ad esse prospicienti, all’interno del quale assegnava alle torri ed ai campanili (in particolare nel capitolo denominato Il quadrato sull’angolo) un ruolo decisivo ai fini della costruzione di spazi percettivamente equilibrati, incentrati sulla prevalenza della veduta angolare in opposizione a quella frontale.

Nel caso di Lucca osservava, in particolare, come “l’equilibrio volumetrico, inteso sempre come punto di sospensione di un discorso ampiamente dinamico e relazionato allo spazio della città circostante, si ristabilisce considerando come asse di visione l’angolo stesso, su cui poggia il campanile”. Altrove, soffermandosi sulle torri dell’aristocrazia feudale, ne metteva in luce l’importanza quali capisaldi dei procedimenti di regolarizzazione dei profili stradali, sottolineandone la centralità rispetto all’intendimento di intervenire razionalmente, a partire dalla fine del XII secolo, sul tessuto curvilineo più antico, distintivo di una viabilità di estrazione “organica”, dimostrando, con una chiarezza argomentativa ancor oggi sorprendente, la crescente affermazione di geometrie a spezzata, indizio della superiorità estetica e funzionale ormai raggiunta dalla strada tendenzialmente rettilinea su quella curva, quest’ultima ritenuta dai contemporanei retaggio di una fase arretrata ed arcaica.

Più recentemente, con gli atti dei tre convegni dedicati alla città e all’edilizia medievali svoltisi nel 1990, nel 1992 e nel 1996, curati da Guidoni e da Elisabetta De Minicis e pubblicati, rispettivamente, sulla rivista “Storia della città” (52, 1990) e nella collana Museo della città e del territorio di Vetralla (Roma, 1996 e 2001), si presentavano alla comunità scientifica i risultati di un numero elevatissimo di studi dedicati al tema dell’edilizia medievale italiana ed europea, intrapresi e sviluppati nel corso dei due decenni precedenti. Tra di essi emergevano numerosi contributi dedicati alle torri, divenute nel frattempo terreno di lavoro, spesso convergente o dotato comunque di margini non trascurabili di sovrapponibilità e di interdisciplinarietà, per archeologi, architetti, storici della città, archivisti.

Il presente numero di “Storia dell’urbanistica” propone, all’interno di una rivisitazione di tale argomento, contributi che, da un lato, si riallacciano alle linee di ricerca sulla città medievale maggiormente fondate e sperimentate e, dall’altro, affrontano il tema dell’evoluzione di cui sono protagoniste le costruzioni a sviluppo verticale in età moderna e contemporanea, con una specifica attenzione alla loro rivisitazione in chiave storicistica e alla loro rappresentazione artistica, al loro adattamento ad impieghi funzionalmente adeguati alle nuove esigenze della città, al loro valore simbolico ed evocativo.

Contribuendo, da ultimo, alla comprensione di alcune delle radici che dobbiamo riconoscere essere alla base dell’attualità presente delle costruzioni a torre, sempre più additate, con il sostegno di argomenti correlati all’economia nel consumo del suolo che non ne esauriscono il significato più profondo (da ricercarsi ricorrendo viceversa a motivazioni più complesse e stratificate, correlabili alla stessa concezione dell’organismo urbano quale insieme inscindibile di componenti di estrazione diversissima), come uno dei temi maggiormente cruciali dell’architettura e dell’urbanistica dei nostri tempi.