Centri di fondazione e insediamenti urbani nel Lazio (XIII-XX secolo): da Amatrice a Colleferro

Nuovo numero della rivista Storia dell’Urbanistica

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In questo numero di “Storia dell’urbanistica” si presentano dieci contributi dedicati alla realizzazioni di altrettante nuove fondazioni, ampliamenti o radicali ristrutturazioni di insediamenti urbani storici del Lazio, tra i quali spicca un’ampia analisi delle potenzialità di indagine offerte, in questo settore storiografico, dalla documentazione
conservata presso gli archivi governativi centrali e periferici dello Stato pontificio, delle municipalità locali e, non secondariamente, delle famiglie cui appartengono esponenti della nobiltà feudale o alti prelati protagonisti di importanti iniziative in campo urbanistico.
Quest’ultimo saggio si sofferma – in particolare – sul caso di Civitavecchia tra XV e XVI secolo, offrendo al contempo una panoramica dei centri fondati nella regione suddivisi per estrazione dei promotori di tali imprese (insediamenti feudali o riconducibili alla diretta volontà dei pontefici) o appartenenza all’orbita delle principali casate dell’aristocrazia romana (dai Chigi ai Barberini, dai Pamphili ai Rospigliosi).
Siamo dunque in presenza di un fascicolo della rivista che – nel consolidare l’ormai recuperata regolarità di pubblicazione e la propria indiscussa centralità scientifica nel panorama degli studi di settore – ospita una raccolta di studi incentrati su alcuni episodi della storia urbanistica della regione di particolare rilevanza: dagli impianti urbani medievali (Amatrice) a quelli dei secoli XV-XVI (il Borgo di Ostia, la ricostruzione di Frascati, l’insediamento produttivo di Allumiere e i centri nuovi di Manziana e Monteflavio) e XVII-XVIII (gli interventi dei Chigi a Castel Fusano), giungendo fino alle soglie dell’età contemporanea (San Lorenzo alle Grotte e San Lorenzo Nuovo).
L’elaborazione di tali contributi è riconducibile ad un progetto di ricerca, messo a punto da Enrico Guidoni negli ultimi anni della sua attività scientifica ed accademica e destinato a trovare una prima concreta espressione – all’indomani della sua scomparsa – nel convegno dedicato a “Città nuove e addizioni urbane nel Lazio dal medioevo al novecento”, curato da Giada Lepri e Guglielmo Villa (Oriolo Romano, 7-8 marzo 2008).
In tale circostanza veniva posto giustamente l’accento sul fatto che gli episodi legati alla realizzazione dei centri di nuova fondazione o all’ampliamento di quelli esistenti coincidevano, nella generalità dei casi, con la sperimentazione e l’applicazione di metodi e strumenti di controllo progettuale ed esecutivo più avanzati di quelli normalmente impiegati negli interventi di aggiornamento o sostituzione del tessuto urbanistico esistente, dando spazio alla messa a punto di modelli che esprimevano “strette correlazioni con le esperienze artistiche e le elaborazioni teoriche più aggiornate” delle epoche corrispondenti.
All’interno di tale prospettiva critica si metteva in luce il carattere fortemente innovativo delle conclusioni raggiunte da Guidoni, osservando come – nel caso specifico – le stesse intendessero superare il taglio prevalentemente localistico dei molti studi disponibili su singoli centri del Lazio, a tutto favore dell’adozione di criteri volti, da un lato, ad estendere l’impiego del metodo comparativo all’interpretazione di insediamenti cronologicamente coevi e, dall’altro, a porre le basi per l’individuazione di uno o più filoni “evolutivi”, capaci di ricondurre a matrici progettuali ed espressive chiare e riconoscibili la grande varietà dei modelli insediativi: “L’obiettivo è quello di compiere una prima ricognizione delle varianti diacroniche del fenomeno, anche in rapporto all’evoluzione dei quadri di riferimento. A questo scopo i centri presi in esame verranno analizzati con riferimento soprattutto alle geometrie e alle tecniche d’impianto e alla configurazione dello spazio urbano. Confronti sistematici saranno volti alla individuazione di originalità e derivazioni dei modelli progettuali utilizzati e delle componenti culturali che ne sottendono la concezione”.
Il senso più penetrante di queste coordinate di lavoro, da rileggere anche in rapporto all’influenza totalizzante esercitata, sull’insieme di tali esperienze tecnico-progettuali, dallo straordinario ed inesauribile serbatoio di tecniche, di modelli architettonici e urbanistici, di personalità artistiche rappresentato dalla città di Roma (che, disposta al centro di tale perimetro politico e territoriale, non cessa mai, a partire dall’età moderna, di esercitare sui propri domini la sua forza attrattiva ma anche il suo controllo culturale ed amministrativo pervasivo e schiacciante), è colto efficacemente dal rinvio (Tamblé) alle riflessioni interpretative che, all’inizio degli anni ottanta del secolo scorso, Guidoni aveva manifestato a proposito della politica urbanistica degli stati regionali italiani.
Egli aveva rilevato acutamente come tale politica conduca, a partire dalla fine del XVI secolo, ad una progressiva emarginazione dei centri minori, che, nel riservare alle capitali il ruolo di arbitre pressoché esclusive “delle scelte e delle elaborazioni, anche a livello artistico […] lentamente produce [nel caso dello stato pontificio] il decadimento della qualità e della ricchezza artistica dei centri medi e piccoli”, cui sfuggono “soltanto alcune particolari situazioni di privilegio create da iniziative baronali” (Introduzione, in Inchieste su centri minori, a cura di F. Zeri, Torino, Einaudi, 1980, pp. 16 e 18), ovvero, come emerge da alcuni dei casi qui esaminati, da quanto promana dalla diretta volontà del monarca. A questo scenario interpretativo, che, a distanza di tanti anni, mantiene intatta la propria rilevanza metodologica e disciplinare, va riconosciuto, alla luce dei recenti eventi sismici che hanno gravemente danneggiato il patrimonio artistico e insediativo di tanti centri laziali, umbri e marchigiani, un valore aggiuntivo insostituibile, additabile nella preventiva disponibilità di studi analitici dotati di adeguati supporti cartografici.
È esattamente il caso dell’impianto urbano di Amatrice, cui è dedicato qui uno studio accurato (Giammarini), che  non mancherà di incidere positivamente sulla ricostruzione di questo centro, tanto devastato dal terremoto del 24 agosto 2016.
Ai contributi sui quali ci siamo soffermati brevemente si accompagnano, nella sezione dedicata alle ricerche, due saggi incentrati su una originale rilettura in senso evolutivo e “funzionale” della topografia dell’area dei fori di Roma tra età regia e tardo periodo repubblicano e su alcune considerazioni sulla nascita del Tridente Romano e sul ruolo svolto da Raffaello e da Antonio da Sangallo, contribuendo a conferire a questo numero della rivista contenuti che si segnalano all’attenzione della comunità scientifica per compattezza tematica e metodologica.