La città e le case. Normative, funzioni e spazi (XII – XIV secolo)

Convegno internazionale di studi – 7/10 aprile 2021
Soriano nel Cimino (Vt) e online

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CONVEGNO INTERNAZIONALE DI STUDI

La città e le case. Normative, funzioni e spazi (XII – XIV secolo)

Soriano nel Cimino (VT), 7/10 aprile 2021

oppure online: https://unitus.zoom.us/j/92091893330
ID riunione: 920 9189 3330

Nei cinque convegni che sono preceduti intitolati “La città e le case“, curati da Elisabetta De Minicis ed Enrico Guidoni, è stata presentata una ricognizione sistematica dei diversi ambiti prevalentemente regionali in modo da ottenere uno spaccato importante delle strutture originali presenti sul territorio italiano, aprendo un dialogo tra diverse discipline come l’Archeologia Medievale, la Storia dell’Urbanistica e la Storia dell’Architettura.
Nelle città medievali, in particolare nei centri di nuova fondazione, o nei borghi di espansione, con significative relazioni con le rispettive aree rurali, la casa esprime i modi seguiti per la sua costruzione materiale in armonia – o in aperta dissonanza – con consuetudini o precise normative. Gli esiti delle regole o delle prassi costruttive, spesso leggibili nelle strutture murarie, esprimono l’attenzione riposta verso le case adiacenti, verso la strada pubblica, verso gli spazi privati interni e esterni. Ogni regione europea privilegia modi e magisteri costruttivi, relazioni con i contesti o con le preesistenze, secondo tradizioni che indicano il consolidarsi di processi di lunga durata ma anche influenze e scambi con le aree con cui l’Europa dialoga nel medioevo.
Con questo nuovo incontro di studiosi appartenenti a diverse università italiane e straniere si propone uno scambio di idee su quei fenomeni di somiglianza e diversità delle dinamiche che governano la costruzione delle case la loro programmazione i loro modi d’uso.

PROGRAMMA

Mercoledì 7 aprile

Ore 15: Saluti istituzionali
Stefano Ubertini, Rettore dell’Università degli Studi della Tuscia – Saverio Ricci, Direttore Dipartimento DISTU – Università degli Studi della Tuscia – Paul Arthur, Presidente Società Archeologi Medievisti Italiani) – Margherita Eichberg, Soprintendente SABAP per la Provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale – Fabio Menicacci, Sindaco di Soriano nel Cimino

Ore 16: Inizio interventi
Coordinano: Alexandra Chavarria Arnau, Michele Nucciotti

Elisabetta De Minicis, Relazione introduttiva

Claudia Bonardi, Egle Micheletto, Villenove nel Piemonte occidentale. Stratificazioni e progettazione, da accostamento di vicinie a struttura unitaria

Il fossato che fin dalla fondazione racchiude la villanova era strumento di difesa e anche limite dell’area in cui venivano garantite talune esenzioni, o prerogative a quanti accettassero le condizioni associative prestabilite e contribuissero agli oneri pubblici. Quali che fossero le finalità dei fondatori, le prospettive di sviluppo del nuovo insediamento imposero drastici cambiamenti dei modelli di vita, di quanti si vedevano costretti ad abbandonare il proprio villaggio, come di coloro che sceglievano l’azzardo di nuove prospettive.
Si propone qui una riflessione di carattere culturale sulla formazione e la politica amministrativa dei nuovi ceti dirigenti, attraverso le scelte operate a risolvere le tensioni indotte dal processo di assimilazione delle diverse componenti demiche, nei riflessi indotti sull’architettura, sull’allestimento degli spazi pubblici, la conservazione o meno delle preesistenze.
Il confronto tra dati dell’archeologia, fonti documentarie archivistiche e materiali ci interroga su talune rilevanze emerse nei casi esemplari di Cherasco, Fossano e altri centri minori dell’area subalpina: la continuità insediativa precedente l’impianto della nuova ‘villa’ in età bassomedievale, talvolta anche altomedievale e preistorica; le tensioni di ciascun gruppo a custodire la memoria identificativa del proprio ‘sacro’ e della propria storia. Per altro verso, le espressioni di una società tesa a esperienze di imprenditoria attiva, aperta al rischio, al compromesso e alla affermazione del nuovo potere nel decoro delle proprie case, nella liceità a comportamenti distintivi, ma anche tesa a riplasmare la villanova rurale secondo i modelli urbani del tempo, con palazzi, vie porticate, servizi comunitari.

Armand Baeriswyl, «Areae» e «casalia». La parcellizzazione delle città di fondazione degli Zaehringen in prospettiva archeologica

I duchi di Zähringen erano una delle famiglie nobili del Sacro Romano Impero che perseguivano una politica di territorializzazione fondando città in una data precoce, poco prima del 1100. Sono sopravvissuti – anche se solo in versioni successive – documenti di statuti cittadini che menzionano dimensioni di appezzamenti di 100 x 50 o 100 x 60 piedi. Poiché mancano altre fonti scritte sulla pratica della fondazione delle città, questi accenni hanno acquisito grande importanza per la ricerca storica più antica. Tali informazioni sono utili per formulare ipotesi sulla parcellizzazione e sullo sviluppo delle città fondate, proponendo un vero e proprio “piano per le fondazioni degli Zaehringen”, che si pensa che i duchi abbiano usato per tutte le loro città che abbiano fondato. Queste ipotesi saranno brevemente presentate nella prima parte della conferenza.
La ricerca archeologica in molte città di queste città degli Zaehringen, tra cui Berna, Burgdorf e Friburgo in Svizzera e Friburgo in Brisgovia, Villingen e Neuchâtel sul Reno in Germania, ha trattato la questione del “piano per le fondazioni”. I risultati della ricerca confermano in modo chiaro che non risultano modelli riconducibili alla dinastia. Nella seconda parte della conferenza saranno presentati i principali dubbi che girano intorno a queste ipotesi; le indagini archeologiche e le ricerche sugli edifici, non solo nelle città degli Zaehringen, ma anche nelle città di fondazione di altre dinastie (tra cui gli Hohenstaufen, i Guelfi, i Wittelsbach, ma anche casati minori) in tutto l’ex impero romano-germanico hanno invece dimostrato l’esistenza di una pianificazione urbana, non solo nelle città di fondazione, ma anche nelle successive espansioni delle città. Nella terza e ultima parte della conferenza, saranno presentati alcuni di questi elementi di pianificazione trovati nell’evidenza archeologica.

Marco Cadinu, Costruzione e ricostruzione di fondazioni e di muri delle case medievali in Sardegna secondo Statuti e documenti (XIII-XIV secolo)

Nei contesti maggiormente documentati come le città di Sassari, Cagliari e Iglesias, gli Statuti a altre fonti documentarie forniscono descrizioni che permettono di delineare elementi la cui cono-scenza è necessaria per affrontare correttamente sia progetti di ristrutturazione edilizia sia le opportune analisi preliminare degli elevati o delle fondazioni.
I raffronti con coeve documentazioni di altre aree, vicine per l’omogeneità delle relazioni storiche, permettere di ipotizzare scenari più articolati, anche al di là delle effettive forme dell’edilizia giunta al tempo attuale. In particolare, comparando documentazioni e casi concreti, si possono considerare le tempistiche o le fasi della costruzione della casa urbana; riconoscere elementi architettonici o impiantistici, oppure materiali costruttivi indicati dalla documentazione statutaria o normativa.
Relativamente al muro di confine tra proprietà limitrofe, oggetto di maggiori attenzioni normative, si riconoscono forme costruite in elevato e giaciture al suolo, come il modello della sua fondazione, il regime di uso esclusivo o di comproprietà, le norme per la sua sopraelevazione o per la ricostruzione, le obliterazioni di finestre in caso di sopraelevazione. Le facciate, sulla linea di tensione tra lo spazio pubblico e quello privato, sono anch’esse oggetto di regola costruttiva.
Un insieme di dati utili al riconoscimento sul campo di particolari strutturali e alla redazione di analisi sul piano storico, urbanistico e stratigrafico.

Aurora Cagnana, Gli spazi urbani della Genova medievale tra normative pubbliche e diritto consuetudinario (sec. XII e XIII)

Dopo la nascita del Comune (1100) e il decollo mercantile nel Mediterraneo, Genova raggiunge una estensione di circa 50 ettari, quadruplicando l’ampiezza della città romana e altomedievale.
Nel nuovo spazio protetto dalle mura del 1150 – 1160, i Libri Jurium Reipubblice Januensis dettano una rigida normativa, volta al rigoroso rispetto degli spazi pubblici: le vie cittadine, i tre mercati, l’approdo portuale.
Diverso ordinamento presentano, invece, gli insediamenti privati, basati su gruppi parentali e affiliati che convergono nei clan (o lignaggi) i quali occupano lotti urbani ben delimitati, caratterizzati dalla domus magna del capostipite, dalle case delle altre famiglie, da una o più torri e da una curia, dove convergono gli homines del lignaggio per prendere decisioni economiche, politiche o persino militari, nei confrontidi altri clan rivali.
Una rete di chiese private, riservate soltanto alle parentele e agli affiliati, gode di una autonomia anche nei confronti della gerarchia ecclesiastica di cattedrale, pievi e parrocchie urbane.

Bastian Lefebvre, La costruzione di case contro le mura della città, nel sud-ovest della Francia. Un processo tra vincoli e opportunità

Questo contributo si propone di esplorare come le mura della città possano essere utilizzate per sostenere le case nel Medioevo (XII-XV secolo) nel sud-ovest della Francia. Più volte, le case risultano costruite addossate alle cinte murarie che invece avevano il ruolo principale di strutture militari, che appartengono al signore o alla comunità. In alcune città, esistono persino regolamenti che proibiscono di costruire contro o vicino alle mura, per ragioni di sicurezza. L’argomento di questo articolo riguarda non solo il modo in cui le case sono collocate contro le mura, ma anche come si condizionano a vicenda. Per questo fine, è necessario analizzare i materiali, l’architettura, la funzione e la proprietà delle case, così come la cronologia delle costruzioni, le modalità di realizzazione (pianificata o spontanea), i vantaggi e i vincoli rappresentati dalla costruzione di queste case.
Attraverso numerosi esempi, il contributo si propone innanzitutto di osservare i possibili modi in cui le case medievali siano state costruite addossate alla cinta difensiva. Si prevede poi di trattare i casi di città in cui le mura non esistono in quanto tali, ma sono formate da un allineamento di case. Infine, attraverso lo studio dettagliato di una serie di abitazioni a Moissac (Tarn-et-Garonne), l’obiettivo è quello di esaminare con precisione come il rapporto tra casa e mura della città può cambiare nel tempo e quanto incidono l’ambiente e l’urbanistica. In un contesto più ampio, questo argomento offre la possibilità di considerare lo stato di queste mura e la dialettica tra la difesa e la crescita delle città medievali.

Ore 18: Discussione

Giovedì 8 aprile

Ore 15: Inizio interventi
Coordinano: Marco Cadinu, Paul Arthur

Jordi Sagrera, Josep Burch, Costruzioni, caratteristiche urbane e regole nella Girona medievale

Nel Medioevo Girona era una città situata nel nord-est della Catalogna, a metà strada tra Barcellona e Perpignan, e vicino al fiume Onyar. Fino al IX secolo, era ancora chiusa all’interno delle antiche mura romane. Tuttavia, nel XII secolo alcuni nuovi edifici sono stati costruiti al di fuori di questi confini. A livello pratico, questa espansione urbana ha circondato tutta la città. Tale processo ha portato alla creazione di nuovi borghi, alcuni dei quali si trovavano, per la prima volta, dall’altra parte del fiume. L’apice si è raggiunto a metà del XIV secolo, quando Girona ha quintuplicato i suoi abitanti, arrivando ad una popolazione di 9.000 persone.
Questo processo è stato gestito secondo l’ordinamento di una città feudale. L’autorità pubblica e la signoria erano essenzialmente distribuite tra i conti-re e le istituzioni ecclesiastiche, che erano guidate, principalmente, dal vescovo. Nonostante i disaccordi occasionali, riuscivano ad organizzare e concordare sull’urbanistica, che si allineava agli sviluppi precedenti.
I conti-re, sempre alle prese con problemi finanziari, hanno venduto progressivamente le loro proprietà allodiali, mantenendo però l’autorità fiscale dei mercati e degli spazi pubblici nelle strade, nelle piazze nonché l’autorità sui corsi d’acqua. Attraverso i balivi, regolavano l’occupazione degli spazi pubblici e controllavano la qualità delle costruzioni private. Alla fine del XIII secolo, nasce il comune e comincia, sotto la protezione reale, ad acquisire molte delle funzioni del balivo.
I proprietari privati parcellizzavano e vendevano terreni, stimolando così molte nuove costruzioni. I contratti ad construendo domos specificavano le condizioni della futura costruzione. Regolavano inoltre il rapporto architettonico tra gli edifici, la luce, il drenaggio e la costruzione di volte o gallerie costruite sopra le strade.

Federica Matteoni, Edilizia civile medievale nella Lombardia orientale: osservazioni sulle tecniche costruttive tra influenze e peculiarità

Il territorio collinare e vallivo della provincia di Bergamo conserva diversi edifici di epoca medievale che negli ultimi anni sono stati oggetto di studio sistematico, mediante censimenti puntuali del costruito storico. Il mondo costruttivo bergamasco è connotato quasi esclusivamente dall’uso della pietra, messa in opera con modalità differenti a seconda dei litotipi utilizzati e del sapere tecnico: attraverso l’analisi della lavorazione del materiale, della sua posa in opera e delle finiture di superficie, si possono definire le peculiarità costruttive impiegate per le abitazioni civili e rurali del territorio. Queste osservazioni diventano funzionali per delineare il rapporto che intercorre tra questi ambiti rurali e il centro urbano, legame che si riflette anche nella cultura dell’abitare, sebbene poi si sviluppino elementi caratteristici connotanti le diverse aree.
Particolari, infatti, le modalità costruttive delle case dei borghi in affaccio al lago di Iseo, che definisce il confine naturale e politico tra Bergamo e Brescia: quest’area è particolarmente interessante dal momento che il costruito civile medievale si configura come l’esito di scambi culturali e tecnologici tra le due sponde, attraverso un dialogo piuttosto fluido tra culture dell’abitare differenti.
Le abitazioni sono quindi un punto di osservazione privilegiato nel tentativo di definire le motivazioni alla base delle scelte delle forme, dei materiali e delle tipologie strutturali, portando l’attenzione non solo sui costruttori, ovvero le maestranze che rappresentano una importante componente nel ciclo produttivo, ma anche sulle committenze, da intendersi come coloro che abitarono le case, risalendo fino ad aspetti quotidiani della società.

Daniele Sacco, Pamela Carpani, Esempi di edilizia residenziale bassomedievale dal territorio Marchigiano. Un contrappunto tra città e castelli

Il contributo verterà sull’edilizia residenziale esistente nel territorio delle Marche, un filone di ricerca non sufficientemente battuto per la regione medio-adriatica.
Sotto il profilo del metodo il tema sarà affrontato in forma contrappuntistica (punctus contra punctum), andando a combinare più ambiti bassomedievali coevi e, a prima vista, indipendenti: casetorri di città, casetorri presenti in nuclei rurali senza dignità di “civitas”, forme e tipologie del costruito minore.
Il territorio marchigiano evidenzia una vasta e montuosa campagna con numerosi centri incastellati e poche città (spesso “deboli”, queste ultime) pertanto, per ottenere un quadro generale che sia dirimente su forme, distribuzione dei tipi edilizi, cronologie, convergenze o diversità tra Marche settentrionali e meridionali, occorre allargare il campo dei confronti alle aree rurali, ancora ricche di esempi in merito.
Da ultimo, come necessario approfondimento, saranno presi in esami alcuni statuti cittadini per verificare quanto le norme in materia di edilizia siano state effettivamente ottemperate e se ciò che resta dell’edilizia residenziale rispecchi, effettivamente, la volontà, regolamentata, delle autorità cittadine.

Alexandra Chavarria Arnau, Normative, funzione e spazi nelle case bassomedievali dell’Italia nordorientale

Gli Statuti di Padova anteriori al 1236 e quelli di Cittadella del XIV secolo dedicano alcuni capitoli alle normative che riguardano i “maestri del muro e del legno”, impegnati nell’attività edilizia. Se ne ricavano informazioni sui materiali impiegati, sull’organizzazione dei cantieri, sui costi e sugli edifici con i relativi servizi ed annessi che possono essere messe a confronto con le architetture che si conservano in elevato.
Sulla base di nuove ricerche, il contributo proporrà un confronto tra il capoluogo – una città antica che si rinnova fin dalla seconda metà dell’XI secolo – e il borgo fondato dai Padovani, nel 1220, di fronte a Castelfranco, costruito dai Trevigiani nel 1195 con un impianto sensibilmente differente.

Urszula Sowina, La casa urbana medievale in città e l’uso dell’acqua nei territori polacchi (XIV-XV secolo)

A partire dal XIII secolo le città medievali in Europa centrale, e quindi anche nei territori polacchi, furono fondate secondo la legislazione tedesca (legge di Magdeburgo, legge di Lubecca, legge di Culm/Chełmno). Ciò significa che la loro organizzazione giuridica e spaziale era basata sui principi di questa legge. La loro struttura giuridica indicava che ad una città era concessa l’autonomia legislativa. L’organizzazione spaziale si rifletteva in un piano regolare e ben misurato della città intra muros con un’area separata per il mercato, una rete stradale regolare con la definizione degli isolati. Questi ultimi comprendevano particelle/appezzamenti di terreno con misure modulari specifiche. La parte anteriore della casa, costruita su una porzione limitata del lotto, era l’elemento principale della proprietà di un borghese e rispecchiava la sua ricchezza e il suo tenore di vita. Nel suo complesso, il lotto intero era anche il luogo dove si svolgeva l’attività professionale di chi vi abitava. L’autrice presenta anche gli impianti di approvvigionamento idrico e di smaltimento delle acque reflue nella vita quotidiana dei borghesi. L’analisi delle fonti scritte (principalmente i libri della Corte Cittadina) e le analisi archeologiche hanno mostrato che nei secoli XIV-XV questi dispositivi non erano situati all’interno della casa principale, ma dietro di essa – nel cortile posteriore, accanto agli edifici che erano utilizzati per l’attività economica. Per quanto riguarda l’approvvigionamento idrico, i pozzi scavati nel terreno o sul confine tra due lotti erano per lo più collegati con gli impianti di produzione della birra, così come le condutture che si diramano dalla rete idrica cittadina raggiungendo i serbatoi di stoccaggio dell’acqua nel cortile. Nei cortili delle proprietà della borghesia esisteva la rete di canali di scarico. Grazie alla cooperazione tra vicini era un sistema ben sviluppato e integrato.

Andrea Augenti, Andrea Fiorini, Federico Zoni, Domus, domucella, casamentum. L’edilizia residenziale in Emilia-Romagna (VIII-XIV secolo) tra fonti scritte e fonti archeologiche

La tradizione di studi sull’architettura civile in Emilia-Romagna è piuttosto consistente, ma si avverte la mancanza di uno sguardo d’insieme e aggiornato che ripercorra l’evoluzione e le trasformazioni dei tipi edilizi e delle tecniche costruttive tra alto e basso Medioevo. Con questo intervento intendiamo fornire una prima sistematizzazione delle conoscenze, sulla base dell’edito – tra fonti scritte e archeologiche – e di alcune indagini attualmente in corso di svolgimento.
Il caso di studio di Bologna offre un punto di vista qualitativamente e quantitativamente eccezionale per lo studio dell’edilizia civile bassomedievale. Svariati contributi hanno già analizzato gli edifici del centro storico di questa città databili tra il XIII e il XIV secolo, e in particolare i loro portici hanno attirato l’attenzione degli studiosi in passato. Qui dedichiamo una particolare attenzione agli aspetti costruttivi delle carpenterie. La comprensione di queste strutture e dei loro artefici troverà importanti spunti di riflessione dal confronto con gli statuti delle arti dei costruttori, maestri di legno e di muro, coevi agli edifici trattati. Saranno inoltre considerati gli aspetti topografici di questi edifici, la cui posizione nell’ambito della città medievale potrebbe spiegare alcune peculiarità, quale ad esempio il probabile reimpiego di materiale proveniente dai ruderi della città antica.
Allargando lo sguardo al territorio regionale, vengono poi analizzate le norme comunali che regolamentano le dimensioni e la forma dei materiali edilizi prodotti o importati in città. I dati riguardano una decina di contesti urbani e coprono un arco cronologico piuttosto ampio: dal XIII al XVI secolo. I punti di interesse sono diversi: la funzione, i destinatari, le particolarità delle norme. Si è visto, ad esempio, che alcuni statuti fanno riferimento a modani (modelli per mattoni e coppi) realizzati in pietra. Questi manufatti sono stati individuati, rilevati e schedati. Le questioni da affrontare sono rilevanti: le norme furono effettivamente rispettate in area urbana e nel contado? Il coinvolgimento in cantiere di maestranze itineranti si risolse nell’affermazione di sistemi costruttivi basati su misure diverse da quelle locali? L’indagine cercherà di rispondere ad alcuni di questi interrogativi

Michele Nucciotti, Maria Ange Causarano, Edilizia residenziale nella Toscana centro-orientale: gli spazi, le forme e le interazioni socio-insediative 

Il contributo sarà incentrato sull’edilizia residenziale medievale in Toscana e particolarmente sull’area centro orientale del territorio regionale. I principali centri analizzati nello studio saranno Firenze (principalmente), Siena e Arezzo tra XIII e XIV secolo, nel periodo di formazione e organizzazione amministrativa e gestionale dei rispettivi contadi.
Saranno presi in considerazione: rapporto tra edilizia e urbanistica, cronologia e distribuzione di tipi edilizi e impatto della normativa medievale di riferimento sulla effettiva strutturazione dello spazio urbano, alla luce delle evidenze materiali, attraverso il campionamento di specifiche aree urbane e confronti con l’edilizia dei centri di nuova fondazione dei secoli XII-XIV.
Particolare attenzione verrà dedicata alla valutazione di come e in quale misura il patrimonio edilizio medievale rifletta (o meno) l’articolazione sociale delle comunità insediate nei centri oggetto dell’indagine. A tale scopo saranno considerati, oltre agli edifici conservati in elevato, anche le evidenze di edilizia residenziale provenienti da indagini di scavo. Infine saranno valutati sia il trasferimento di modelli e maestranze dalla città alle aree rurali, sia le possibili interazioni tra i diversi ambienti tecnici dei costruttori.

Chiara Marcotulli, Silvia Leporatti, Modelli di sviluppo urbano fra XII e XIV secolo: i casi studio di Pistoia e Prato a confronto con le maggiori città comunali della Toscana 

L’avanzamento delle ricerche nel campo dell’archeologia degli elevati e la sua applicazione ai centri storici di molte città a continuità di vita della Toscana, ha reso disponibili nuovi dati utili alla proposta di un primo confronto fra alcune delle principali città della Toscana medievale. L’edilizia residenziale nelle sue forme, nelle sue variazioni nel tempo, nel suo rapporto con lo spazio urbano, è utilizzata come indicatore di fenomeni generali, in particolare quello delle trasformazioni della città fra XII e XIV secolo nel quadro della progressiva affermazione delle magistrature comunali. I casi studio delle due città toscane Pistoia e Prato, l’una di origine antica, l’altra sviluppatasi da un castrum, saranno messi a confronto con i centri maggiori di questa parte della regione: Pisa, Lucca, Volterra attraverso l’analisi del costruito minore, con un’attenzione particolare alla viabilità e agli spazi di prossimità, pubblici e privati. La distribuzione delle diverse tipologie edilizie può consentire in alcuni casi di osservare l’incidenza di particolari iniziative urbanistiche di carattere speciale, sia private che pubbliche, come ad esempio la pianificazione di isolati con case a schiera. In questo caso, dove il rapporto tra fonte diretta e dati d’archivio lo consenta, saranno proposti focus sui gruppi sociali coinvolti con particolare riferimento al rapporto fra proprietari del terreno e titolari di dominio utile, affittuari e forme di zoning (sociale/funzionale).

Ore 18: Discussione

Venerdì 9 aprile

Ore 15: Inizio interventi
Coordinano: Elisabetta De Minicis, Rosa Fiorillo

José Miguel Remolina Seivane, Studio di case e torri medievali nelle regioni cantabriche del nord della Spagna (secoli XII-XV): Santillana del Mar 

Santillana del Mar ha un interessante insieme di edifici storici che, sebbene trasformati nei secoli XVI-XVIII, conservano ancora molti elementi costruttivi medievali.
Nella parte bassa della città si trova il monastero di Santa Juliana, intorno al quale si sviluppò, a partire dal XII secolo, la strada conosciuta ancora oggi come La Carrera, tracciata su una strada preesistente. Nella zona più alta, nel XIV secolo furono costruite diverse torri signorili, dando origine a un nuovo quartiere dove oggi si trova la Plaza Mayor. La Torre del Merino e la Torre de Don Borja sono grandi torri di pietra, con una struttura interna in legno, che esemplificano l’adattamento a un tessuto urbano di una tipologia nata nell’ambiente rurale.
L’articolo si concentra sull’analisi di una fila di otto case a schiera, con una grande varietà di soluzioni costruttive. All’estremità nord, sui resti di una casa-torre del XIV secolo, furono costruite due case-palazzo nei secoli XVI-XVIII, conservando diverse aperture di origine medievale sulla facciata posteriore. Immediatamente a sud una serie di case a schiera, su lotti stretti, conserva tracce della costruzione originale. La lettura dettagliata della planimetria così come l’analisi dei muri divisori e delle linee di discontinuità costruttiva permettono di formulare una prima ipotesi della generazione di questi edifici, in un processo di passaggio da semplici case di struttura lignea a edifici più complessi in pietra, caratteristica di molte città medievali del nord della Penisola iberica.

“Estudio de las casas y torres medievales en las regiones cantábricas del norte de España (siglos XII.XV): Santillana del Mar”
Santillana del Mar posee un interesante conjunto de edificios antiguos que aunque transformados en los siglos XVI a XVIII aun conservan numerosos elementos constructivos medievales.
En la parte baja de la ciudad se sitúa el monasterio de Santa Juliana, en torno al cual se desarrollo la calle aún hoy denominada La Carrera a partir del siglo XII, apoyada en un camino existente. En el área mas alta, se edificaron en el s. XIV varias torres señoriales, surgiendo un nuevo barrio donde hoy se encuentra la plaza mayor. La Torre del merino y la Torre de Don Borja son grandes torres macizas de piedra, con estructura interior de madera, que ejemplifican la adaptación a una trama urbana de una tipología nacida en el medio rural.
La comunicación se centra en el análisis de una hilera de 8 casas adosadas, con una gran variedad de soluciones constructivas. En el extremo norte, sobre los restos de una casa torre del siglo XIV se edificaron en los siglos XVI-XVIII dos palacios-casonas, conservándose en la fachada trasera varios huecos de origen medieval. Inmediatamente hacia el sur una serie de casas adosadas, sobre parcelas estrechas, conservan vestigios de su primitiva edificación. La lectura detallada de la planimetria así como el análisis de los muros medianeros y las lineas de discontinuidad constructivas permiten plantear una primera hipótesis de la generacion de estas edificaciones, en un proceso de paso de sencillas casas de estrucutura de madera a edificaciones más complejas en piedra que es característico de muchas villas medievales del norte de la Peninsula Ibérica.

Luisa Trinidade, Costruire da zero nel Portogallo medievale: città e case. Materiali, programmi e regolamenti 

Questo articolo si focalizza sulle abitazioni comuni degli insediamenti portoghesi nel tardo Medioevo, confrontando le scarse fonti disponibili con le pratiche costruttive, analizzando inoltre altri aspetti, dai materiali alle caratteristiche strutturali, alla legislazione specifica. La questione principale è stabilire se, a partire dalle potenze centrali e locali, si possano stabilire delle differenze di azione e di forza rispetto alle situazioni ex novo, sia nelle nuove città che nei quartieri costruiti ex novo in città consolidate. In poche parole, la questione centrale è capire se, in un’epoca in cui le ordinanze urbane tentano frequentemente di regolamentare la costruzione di abitazioni e la loro relazione con lo spazio pubblico adiacente, è possibile percepire un atteggiamento diverso nei confronti di programmi nuovi e eseguiti, nei contesti dove le regole si potevano facilmente applicare fin dall’inizio? Strettamente legato a questo tema ce n’è un altro altrettanto rilevante per quanto riguarda le nuove città e i nuovi quartieri: parallelamente al tracciato urbano, vi era la determinazione di una “programmazione architettonica” nel senso di una tipologia scelta e imposta a tutti gli abitanti in arrivo? La risposta a entrambi i problemi sarà tentata dall’analisi approfondita di casi di studio specifici come Vila Nova de Santa Catarina, un intero nuovo quartiere residenziale a Lisbona, ordinato dal re João I [r. 1385-1433] all’inizio del XV secolo.

Giancarlo Pastura, Le abitazioni medievali nelle città dell’Alto Lazio e dell’Umbria meridionale 

I principali centri urbani dell’Alto Lazio e dell’Umbria meridionale detengono in larga parte una tradizione municipale di epoca romana e si differenziano per la natura geologica dei suoli che li accolgono, oltre che per i differenti per gli influssi politici e culturali subiti già a partire dall’alto medioevo. Se quest’ultimo aspetto emerge chiaramente nelle forme architettoniche, che non escludono fenomeni di osmosi nelle aree di confine, il substrato geologico rappresenta un elemento fortemente condizionante sia per le tecniche costruttive, plasmate sulla base del materiale a disposizione, sia nello sfruttamento e nella progettazione degli spazi. In maniera particolare, mentre nell’Alto Lazio la presenza di una “roccia tenera” consente l’escavazione di ampi ambienti sotterranei alle abitazioni, nell’Umbria meridionale, dove lo scavo è reso difficoltoso dagli strati calcarei, si attuano strategie diverse per la progettazione degli spazi. Le normative, in particolare gli Statuti, mettono particolarmente in risalto questi aspetti evidenziando differenze sostanziali, ma anche punti di contatto, nella progettazione urbanistica delle città dell’Alto Lazio e dell’Umbria meridionale.

Giuseppe Romagnoli, Le città medievali del Lazio settentrionale (sec. XII-XV). Sviluppo urbano e organizzazione degli spazi 

A partire dall’XI secolo le città del Patrimonio di San Pietro vissero un notevole sviluppo economico e demografico, riflesso dal considerevole aumento delle superfici racchiuse dalle cinte murarie. La documentazione archeologica relativa ai tre centri maggiori del Lazio settentrionale – Viterbo, Corneto e Tuscania (e a quello di Ferento presso Viterbo, oggetto di recenti indagini condotte dall’Università della Tuscia) – evidenzia i ritmi della crescita degli abitati e le diverse forme con cui le autorità comunali pianificarono la realizzazione di nuovi quartieri abitativi, soprattutto nel corso del XII e della prima metà del XIII secolo. L’integrazione dei dati archeologici con quelli documentari – in particolare la normativa in materia di urbanistica contenuta negli Statuti duecenteschi di Viterbo e in quelli quattrocenteschi di Tuscania – consente di fare luce anche sulle modalità con cui fu regolata la crescita ordinata delle aree della città già densamente abitate, attraverso provvedimenti finalizzati sia a definire i rapporti tra spazi pubblici e spazi privati sia, più in generale, a salvaguardare il decoro urbano e l’igiene, attraverso il controllo dei sistemi di smaltimento delle acque e dei rifiuti prodotti dalle abitazioni private.

Nicoletta Giannini, Tra Roma e il Lazio. Circolazione e utilizzo di modelli architettonici e tecniche edilizie tra XII e XIV secolo

Con il presente contributo si vuole proporre la lettura di alcuni aspetti edilizi identificati nello studio dell’edilizia abitativa della Roma medievale (ERC Project “Petrifying Wealth”), e che si ritieni siano particolarmente significativi in relazione alla circolazione di maestranze e al valore che assumono determinate tecniche e tipi edilizi nell’imprescindibili rapporto tra committenti, costruttori e fruitori. La ricerca, analizzando tipi edilizi e tecniche costruttive sul lungo periodo (V-XV secolo), ha infatti consentito di riflettere su alcune innovazioni presenti sia nei modi di costruire che nei modelli architettonici, e in grado di restituire numerosi indicatori archeologici alla circolazione delle idee e delle maestranze tra Roma e il Lazio. Attraverso la presentazione di alcuni casi di studio particolarmente significativi si metterà quindi in evidenza le peculiarità costruttive, la loro diffusione, il significato che essi assumono quali indicatori socio-economici.

Francesca Romana Stasolla, Modi del costruire, forme e modi dell’abitare nel Lazio del calcare

La conformazione geologica dell’area laziale prevede per il comparto sud-est della regione la presenza di aree calcaree, ampiamente sfruttate in edilizia, con lunghissima continuità di vita. Proprio questa continuità d’uso, unitamente alle forme di utilizzo, che fanno ampiamente ricorso a bozzette poco rifinite, a materiali appena sbozzato, determina non poca fatica nella determinazione di cronologie, maestranze, aree culturali. La presenza di forti committenze, soprattutto ecclesiastiche e monastiche, caratterizza il territorio, mostrando comunque di saper caratterizzare l’edilizia secondo canoni che si cercherà di mettere in evidenza, soprattutto nella differenziazione fra forme e funzioni degli apparati architettonici, sia urbani che rurali, con particolare riferimento ai secoli centrali e finali del Medioevo.

Maria Carla Somma, Metodi costruttivi e modi di abitare lungo l’Appennino centrale, alcuni esempi tra Regnum e Stato della Chiesa, seguendo l’impiego del calcare

Per un’area compresa tra reatino ed odierno Abruzzo, nel corso del basso medioevo a lungo contesa tra Regnum e Stato della Chiesa, si vuole dare una prima organica definizione dei caratteri dell’edilizia abitativa, caratterizzata dal punto di vista materiale dall’uso capillare del calcare e che trova espressione solo in pochi casi in contesti marcatamente urbani e una ben più ampia casistica nei centri incastellati veri punti focali dell’insediamento demico. Si cercherà di evidenziare, almeno per i centri maggiori (Rieti, L’Aquila, Sulmona, Atri), la presenza di specifiche tipologie e al tempo stesso evidenziare elementi comuni tra ambiti insediativi diversi. Un consistente limite alla possibilità di ricostruzione dell’edilizia abitativa medievale di questi territori è costituito dall’elevato rischio sismico che ha avuto periodiche manifestazioni significative, determinando la perdita o la sostanziale compromissione della sua edilizia storica, solo in parte integrato da una documentazione scritta dispersa e ancora in gran parte inedita.

Ore 18: Discussione

Sabato 10 aprile

Ore 9: Inizio interventi
Coordinano: Giancarlo Pastura, Giuseppe Romagnoli

Nicola Busino, Rosa Fiorillo, Peculiarità dell’edilizia residenziale tra XII e XIV secolo tra Campania e Basilicata

Le ricerche degli ultimi dieci anni su alcune città dell’Italia meridionale hanno contribuito non poco alla conoscenza delle tipologie architettoniche in uso tra XII e XIV-XV secolo.
A Benevento e a Capua gli studi hanno evidenziato buone prospettive con riguardo ai nuclei residenziali urbani in età bassomedievale. In particolare, Capua offre alcune interessanti testimonianze monumentali, solo in parte note, ma che si impongono per l’articolata dinamica architettonica, come nel caso di Palazzo Fieramosca, complesso residenziale strutturato nel corso del XIII secolo e ampliato nel corso del tempo.
Oltre a casi analoghi di impianti edilizi di una certa rilevanza, le ricerche condotte a Benevento hanno offerto anche interessanti riscontri per le cellule edilizie ‘minori’ (case d’abitazione comuni, le case ligneae e case fabritae), note a partire dall’XI secolo anche dalle fonti scritte.
Attraverso alcuni casi di studio, è stato così constatato che l’esame dell’edilizia residenziale capuana e beneventana rappresenta, accanto ai più noti nuclei dell’edilizia civile e religiosa, un aspetto sostanziale per la definizione del paesaggio urbano medievale dei due centri.
A Salerno, Amalfi, Ravello, dove l’uso della pietra soppianta completamente l’impiego del legno, l’edilizia di pregio si attesta con tecniche che, veicolate dalle maestranze francesi giunte al seguito dei conquistatori normanni, sono in grado di delineare volumetrie verticali che cambiano il volto delle città. Uno studio recente sul “palazzo Terracena” di Salerno ha consentito, tra l’altro, di comprendere e meglio definire tecnica e cronologia dell’impiego della tarsia policroma, in uso tra XII e XIV secolo e troppo spesso licenziata come “normanna”. In Basilicata, le peculiarità del territorio e le mescolanze culturali hanno determinato singolari e inconsueti forme dell’abitare ben conservate in siti come Castelmezzano, Tursi e Tricarico, dove la presenza islamica incise fortemente nella caratterizzazione del paesaggio edilizio.

Beatrice Roncella, Topografia ed edilizia della fascia costiera di Napoli fra XII e XIV secolo: il caso dello scavo di piazza Nicola Amore

Lo scavo propedeutico alla costruzione della Stazione Duomo della Metropolitana di Napoli in piazza N. Amore, ha consentito di indagare una zona ubicata nella fascia costiera della città limitrofa al pianoro sul quale sorgeva l’insediamento di Neapolis e alla cinta urbica di epoca greca, bizantina e di XI sec. L’area è occupata in età ellenistica da un santuario extraurbano sul quale nel I sec. d.C. sorge un complesso destinato allo svolgimento dei Giochi Isolimpici, nella cui superficie è poi impiantata una necropoli (V-IX sec.) abbandonata nel X sec. a seguito di un rilevante fenomeno di impaludamento. Una nuova frequentazione strutturata si attesta alla metà del XII con l’allestimento di un atelier artigianale per la produzione di ceramica invetriata, dismesso agli inizi del secolo successivo quando è realizzata un’area pavimentata dove sorge una fontana pubblica sulle cui pareti è graffita un’immagine della città vista dal mare. Alla fine del XIII sec. nell’ambito di una più estesa pianificazione urbanistica che ridefinisce il fronte a mare della città, divenuta capitale del regno angioino, nell’area indagata, racchiusa da una nuova cinta urbica corrente presso il litorale, sorgono due grandi edifici destinati allo stoccaggio di merci, inquadrati da un’articolata rete viaria. Nella 2° metà del XIV gli ampi spazi interni dei fabbricati sono ripartiti in più ambienti e dotati di manufatti che ne attestano la trasformazione funzionale a carattere residenziale e affiancati da due nuovi edifici, componendo parte di un nucleo urbano dove si concentrano attività mercantili.

Vittoria Carsana, Edilizia di età angioina intorno Castel Nuovo: testimonianze archeologiche dagli scavi di piazza Municipio 

La costruzione della reggia-fortezza di Castel Nuovo realizzata da Carlo d’Angiò nel 1279 nell’area dell’attuale piazza Municipio determinò la formazione di un nuovo quartiere al di fuori delle mura urbane occidentali della città di Napoli, come naturale e diretta conseguenza della presenza della residenza reale. Dalle fonti documentarie è noto che nel Largo del Castello e nel vicino Largo delle Corregge sorsero le sedi di vari uffici, prestigiose residenze, istituti religiosi e assistenziali. Le indagini archeologiche condotte per la costruzione della stazione Municipio della metropolitana di Napoli hanno evidenziato resti di edifici che documentano un ampio settore dell’abitato angioino circostante Castel Nuovo, finora noto solo da dati documentari. Lo sviluppo edilizio inizia alla fine del XIII secolo, contemporaneo alla costruzione di Castel Nuovo, e si protrae con vari rifacimenti fino agli inizi del XV secolo. Ad occidente gli edifici sono delimitati da un’opera di fortificazione, costruita nela seconda metà/fine del XIII secolo, collegata probabilmente al castello, documentata da una cortina muraria con torre.
Alle pendici del castello sono venuti in luce i resti di due nuclei edilizi sovrapposti, con ambienti posti su diversi livelli, collegati da rampe e scale, che sfruttavano e si adattavano al pendio della collina sul cui culmine svettava la reggia-fortezza. Entrambi gli edifici sono attribuiti alla nobile famiglia Del Balzo sulla base dei resti dipinti sulle pareti.
Contemporaneamente, anche nella parte settentrionale dell’attuale piazza si sviluppa un ampio settore dell’abitato angioino, articolato in due isolati quasi regolari separati da strade. Gli edifici rinvenuti, caratterizzati da singole unità abitative organizzate intorno cortili comuni, richiamano il tipo edilizio del fondaco. Il nuovo quartiere sorge in prossimità del porto della città, anch’esso ristrutturato in età angioina con la costruzione del nuovo molo ad opera di Carlo II agli inizi del XIV secolo.

Rosario Chimirri, Case e paesi di Calabria. Culture dell’abitare medievale fra codici e consuetudini comunitarie 

I paesi di Calabria, sorti principalmente tra gli spazi collinari durante il lento processo di urbanizzazione basso medievale del territorio, esprimono nella strutturazione della casa, intesa sia come spazio che compagine materica, e del microambiente parametri insediativi differenziati, riuniti dalla dimensione comunitaria del vicinato.
Si tratta di abitati – dai centri minori ai capoluoghi –, influenzati in particolare dalla cultura bizantina, con edifici a strigae che si adeguano all’acclività del sito, e da quelle semitiche, fondate sul ruolo rilevante che il clan familiare ha avuto nella strutturazione di vicoli e cortili; il tutto rispettando antichi usi e normative, ma senza escludere casi di mescolamento identitario, in una relazione inscindibile e continua con la natura non solo in chiave pratica ma anche suggestiva e sacrale.
Ciò si riscontra ancora nei caratteri urbanistici dei tessuti connettivi, rimasti pressoché inalterati, e nelle architetture in abbandono, paradossalmente più conservate, che permettono di leggere modi e magisteri costruttivi di antica tradizione, tramandati anche nei riadattamenti post-sismici.

Roberta Giuliani, Edilizia residenziale nei poli urbani della Puglia centrosettentrionale fra documenti archeologici e fonti scritte (XII -XIV sec.): caratteri materiali, tipi, funzioni

La Puglia centro-settentrionale rappresenta al momento un contesto che ben si presta ad una lettura integrata di fonti archeologiche e documenti scritti, utile a delineare i caratteri dell’architettura residenziale urbana bassomedievale tra persistenza di modelli tradizionali e l’emergere di nuovi tipi edilizi, consentendo anche di cogliere elementi relativi alla distribuzione degli spazi, alla connotazione degli arredi, ai materiali costruttivi e di verificare la possibile valenza di tali caratteri quale spia di cambiamenti sociali. Il contributo si propone di presentare lo stato delle conoscenze sul tema nel territorio indicato, ponendo a confronto i dati provenienti da scavi archeologici svolti in contesti urbani (Canosa, Ordona, Salapia, Siponto, Montecorvino, Fiorentino), da prospezioni geofisiche, da studi, sia pur ancora limitati, sugli elevati (Bari, Bisceglie), dall’analisi della cartografia storica e delle fonti scritte.

Stefania Alfarano, Edilizia residenziale bassomedievale in Terra d’Otranto: materiali, tecniche costruttive e progettazione architettonica 

La Terra d’Otranto è stata oggetto negli ultimi anni di un articolato programma di censimento delle testimonianze archeologiche di età medievale, condotto nell’ambito del Laboratorio di Archeologia Medievale (LAM) e diretto dal Prof. Arthur. Nonostante la complessa attività di ricerca e i numerosi scavi archeologici effettuati sul territorio, i dati raccolti non forniscono ad oggi un una visione complessiva ed esauriente sulle caratteristiche peculiari dell’architettura residenziale nel Salento bassomedievale e non consentono di ricostruire le trasformazioni e l’evoluzione del processo costruttivo tra XII e XIV sec.
L’esiguo numero di evidenze riconducibili a strutture abitative ascrivibili a questo periodo è sicuramente condizionato dalla scarsa attenzione prestata finora allo studio dei contesti domestici, posti per lungo tempo in secondo piano rispetto all’analisi di complessi monumentali ed ecclesiastici o dei sistemi di fortificazione, sviluppatosi solo in una fase piuttosto recente della ricerca. Un altro fattore di particolare rilievo è la natura stessa della trama insediativa del territorio in questo periodo: una rete di villaggi rurali (casali) composti da case sparse disposte senza un apparente pianificazione con ampi spazi aperti intorno ai vari edifici. Inoltre, i pochi edifici rinvenuti evidenziano, come già per il periodo altomedievale, la costruzione di edifici abitativi in materiale deperibile, principalmente mattone crudo, ricavato dalla terra rossa, e intelaiature lignee. In soli due casi, ad Apigliano (Martano) e Muro Leccese sono stati rinvenute in crollo coperture in laterizi di edifici abitativi (databili rispettivamente al XIII e agli inizi del XIV sec.).
Le nuove fondazioni, XIII secolo, testimoniano un’evoluzione del processo costruttivo in stretta connessione con la progettazione urbanistica degli abitati. Il cambiamento diviene radicale tra la prima metà del ’400 e la metà del ’500, quando il territorio salentino è sottoposto ad una totale trasformazione del sistema insediativo. Nei casi analizzati la transizione d’uso tra i diversi materiali, l’organizzazione degli spazi domestici e l’adozione di nuove tipologie di strutture abitative sembrano essere strettamente connesse con la pianificazione di nuovi centri urbani. La crescita esponenziale, soprattutto di quelli a continuità di vita, con le conseguenti occupazioni degli spazi vuoti all’interno della cinta muraria e le successive lottizzazioni dei territori circostanti, comporteranno nel tempo ulteriori variazioni dei modelli costruttivi residenziali.

Anna Sereni, Strutture, infrastrutture e spazi urbani nella Sicilia medievale (X-XV sec.) 

Nell’affrontare una breve sintesi della complessità storica della Sicilia medievale nell’ambito proposto dal Convegno si è scelto di ampliare gli estremi cronologici indicati, includendo per la fase iniziale il consolidamento della dominazione islamica nell’Isola, punto di vista necessario per comprendere le trasformazioni successive riguardanti sia le tipologie edilizie che la specializzazione di alcuni spazi urbani. Attraverso alcuni esempi, anche di confronto con centri di nuova fondazione e con aree periurbane e rurali, si propongono possibili percorsi di indagine -necessariamente interdisciplinari- che devono tener conto delle congenite differenze storiche e morfologiche tra aree costiere ed aree interne della Sicilia, dell’apporto di maestranze esterne importate con l’immigrazione di nuclei di popolazioni legate ai ceti dominanti provenienti da Oltralpe e, viceversa, delle conseguenze della migrazione o ‘assimilazione’ di gruppi sociali (popolazione islamica prima e comunità ebraiche poi), che in momenti diversi del Medioevo determinò la riconfigurazione degli spazi urbani di molti centri.

Michele Nucciotti, Elisa Pruno, Le case e le città nel Mediterraneo islamico (secc. VIII-XIV)

Il contributo offrirà una panoramica aggiornata sull’edilizia civile urbana nel Mediterraneo islamico con una focalizzazione sul Bilad al Sham tra VIII e XIV secolo, dalla prima età islamica all’epoca mamelucca.
Saranno in particolare analizzati i contesti di Ayla, Amman (la Filadelfia di epoca romana), Petra, Shawbak, Hesban e Acri, per cui sono disponibili i risultati di recenti e ampie indagini archeologiche. Tali contesti saranno infine confrontati con le evidenze di strutture domestiche coeve attestate nel grande sito metropolitano di Fustat/Cairo tra VIII e XIV secolo e nei siti Aghlabidi e Fatimidi di IX-XI secolo individuati in Sicilia. Nella discussione ci si soffermerà in particolare sugli aspetti tecnologico-materiali, tipologici, distributivi e compositivo-urbanistici delle strutture residenziali presentate, al fine di individuarne e precisarne la funzione cellulare-genetica rispetto all’habitat urbano e, laddove possibile, di evidenziare relazioni e interferenze tra uso domestico, collettivo e pubblico degli spazi abitati.

Ore 13: Discussione
Paul Arthur, Intervento conclusivo

 

Comitato scientifico organizzatore, per ambiti regionali:
Paul Arthur (Università degli Studi del Salento)
Marco Cadinu (Università degli Studi di Cagliari)
Alexandra Chavarria Arnau (Università degli Studi di Padova)
Elisabetta De Minicis (Università degli Studi della Tuscia)
Rosa Fiorillo (Università degli Studi di Salerno)
Michele Nucciotti (Università degli Studi di Firenze)
Giancarlo Pastura (Università degli Studi della Tuscia)
Giuseppe Romagnoli (Università degli Studi della Tuscia)

Enti promotori:
Associazione storia della città
Comune di Soriano nel Cimino
Museo Civico dell’agro Cimino
Università degli Studi di Cagliari
Università degli Studi Di Firenze
Università degli Studi di Padova
Università degli Studi del Salento
Università degli Studi di Salerno
Università degli Studi della Tuscia – Dipartimento DISTU

La città e le case. Normative, funzioni e spazi (XII – XIV secolo)