{"id":2085,"date":"2020-10-22T19:07:59","date_gmt":"2020-10-22T17:07:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.storiadellacitta.it\/2020\/10\/22\/case-medievali\/"},"modified":"2026-09-16T17:01:19","modified_gmt":"2026-09-16T15:01:19","slug":"case-medievali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.storiadellacitta.it\/en\/case-medievali\/","title":{"rendered":"Case medievali. Centri fondati e tipi edilizi nell\u2019Italia comunale (secc. XII-XV)"},"content":{"rendered":"<h2><strong>CASE MEDIEVALI. Centri fondati e tipi edilizi nell\u2019Italia comunale (secc. XII-XV)<\/strong><\/h2>\n<p>L\u2019attiva collaborazione che negli ultimi anni si \u00e8 instaurata tra storici, architetti ed archeologi ha consentito di mettere a confronto le diverse problematiche che riguardano la nascita e lo sviluppo della citt\u00e0 italiana in et\u00e0 comunale e l&#8217;edilizia medievale. I risultati di questa collaborazione, che qui si pubblicano, costituiscono un primo momento di riflessione scientifica sul tema del rapporto tra la progettazione degli insediamenti medievali di nuova fondazione e la struttura delle case nelle sue varianti tipologiche, culturali e tecnico costruttive. La casistica, estesa all\u2019Italia centro-settentrionale, \u00e8 stata indagata con metodi pluridisciplinari, onde favorire una pi\u00f9 stretta convergenza operativa tra i diversi settori di studio sulle problematiche inerenti il recupero dei centri storici.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Temi\/Editoriale <\/strong>di <em>Enrico Guidoni<\/em><\/p>\n<p>Negli ultimi secoli del medioevo i comuni italiani, sia pure in modo non esclusivo, hanno promosso una intensa urbanizzazione del proprio contado (citt\u00e0 nuove) e, contemporaneamente, una espansione urbanistica e demografica della citt\u00e0. Nei centri di nuova Fondazione come nelle periferie urbane comprese tra le antiche e le nuove mura, il processo di progettazione, dalla scala territoriale a quella architettonica, pu\u00f2 essere indagato seguendone le tappe essenziali: l&#8217;acquisizione dei suoli, la delimitazione agrimensoria dell\u2019ambito che interessa urbanizzare, l&#8217;assegnazione dei lotti ai futuri abitanti, la normativa per la costruzione delle case, e la loro effettiva costruzione nel tempo. La tendenza verso una regolarit\u00e0 geometrica dell&#8217;impianto e un armonico bilanciarsi degli spazi pubblici (le strade) e le abitazioni private caratterizza esperienze tra loro assai diversificate, in sintonia con la frammentazione culturale e politica dell&#8217;epoca: confronti, influenze, ricorrenze procedurali e tecniche ci confermano tuttavia della sostanziale compattezza di queste esperienze, decisiva sia per la formulazione rinascimentale della \u201ccitt\u00e0 ideale\u201d e delle tipologie e ormai standardizzate degli impianti urbani, sia per la sperimentazione di tipologie edilizie a schiera rigidamente basate su un assoluta ripetitivit\u00e0. In questa tendenza verso un progetto urbano, architettonicamente concepito come unitario nelle sue diverse fasi, e quindi affidato ad un unico pianificatore-progettista, le differenti realt\u00e0 comunali italiane ci si presentano pi\u00f9 o meno avanzate a seconda del grado di controllo politico e di aggiornamento tecnico esercitato sulla campagna e sulla citta: massimo, per far un esempio, nella moderna Firenze, minimo in quelle realt\u00e0 urbane, come Roma, nelle quali convivono diverse e contrastanti forze feudali. Tra dodicesimo e quindicesimo secolo la casa schiera, dapprima sperimentata nei piccoli centri rurali, si articola in soluzioni sempre pi\u00f9 complesse fino ad essere codificata dalla trattatistica come soluzione ideale per la residenza delle classi artigiane, in contrapposizione con l&#8217;evoluzione urbana del palazzo.<a href=\"#c1\" data-toggle=\"collapse\" aria-expanded=\"false\" aria-controls=\"c1\">[+]<\/a><\/p>\n<div id=\"c1\" class=\"collapse\">\n<p>Uno studio sistematico di questo complesso fenomeno dovr\u00e0 tener conto anche della strumentazione tecnica e normativa, dei metodi di misurazione e di tracciamento sul terreno, delle condizioni materiali e delle tradizioni metrologiche locali che condizionano le strutture edilizie. Ogni tipo deve essere considerato frutto di una progettazione che tiene conto dei dati economici, culturali, antropologici del proprio contesto.<\/p>\n<p>La singola casa, intesa come abitazione della famiglia contadina, si inserisce quindi in un disegno pi\u00f9 vasto di organizzazione produttiva e sociale, giungendo in molti casi a rappresentare il modulo costitutivo dei nuovi insediamenti: modulo ripetuto e ripetibile mai identico a se stesso virgola in quanto assoggettato alle variabili dimensionale e costruttive, economiche e sociali. Anche dal punto di vista metrologico, mentre \u00e8 evidente la volont\u00e0 dei pianificatori di imporre una griglia di lotti tutti i denti che misura, \u00e8 altrettanto evidente la tendenza opposta da parte dei costruttori delle case a evadere da una troppa rigorosa uniformit\u00e0, sulla base di un ventaglio di specifici interessi che si riflettono anche virgola in misura maggiore, sugli elementi accessori e sulle aperture. Anche nei casi in cui l&#8217;unit\u00e0 di misura di base possa essere riconosciuta come unica, le case a schiera spesso presentano fronti a larghezza variabile, frutto non gi\u00e0 di successive modificazioni del lotto ma di una correzione, all&#8217;atto della costruzione, della regolarit\u00e0 modulare, a vantaggio di una maggiore aderenza alle esigenze di ciascun costruttore e sempre utilizzando unit\u00e0 di misura intere. Invece di una serie di case di 20 piedi di fronte potremo, ad esempio, verificare oscillazioni dei lotti tra 16,18, 22 piedi, segno di una non impositiva validit\u00e0 dell\u2019impianto; oppure variazioni tra diverse serie di lotti coevi, dove risulta pi\u00f9 evidente il ruolo giocato dalla posizione. Nel XIII-XIV secolo la casa d&#8217;angolo tende gi\u00e0 ad occupare un lotto pi\u00f9 ampio e a sviluppare fin dall&#8217;origine due facciate, mentre i vicoli trasversali sono disegnati pi\u00f9 ampi in modo da consentire lo sviluppo in serie di case secondarie (isolati di Cittaducale); ma fino al \u2018400 ogni casa, se si eccettuano, gli esempi pi\u00f9 poveri e uniformi, conserva in linea di massima una propria irriducibile individualit\u00e0 derivante, in ultima analisi, dalle tecniche artigianali e dalla diffusa autocostruzione. Solo con il primo Rinascimento le ricerche dei trattatisti (Alberti, Filarete) porteranno ad una codificazione architettonica delle case a schiera che, in definitiva, non fa che confermare portandole alle estreme conseguenze logiche e progettuali, le indicazioni emerse nei secoli precedenti in tema di definizione del primo impianto e di regolazione dello spazio urbano (regolamenti e statuti). Vengono allora imposti lotti, facciate, porticati uniformi (Portico Lungo di Carpi, case di Pienza ecc.): riflesso, anche questo, di una pi\u00f9 rigida e accentrata organizzazione del lavoro del cantiere propria dell&#8217;et\u00e0 delle signorie.<\/p>\n<p>\u00c8 opportuno, per non perdere di vista il profondo rapporto tra tutti gli elementi che compongono, in ambito comunale, il quadro urbanistico ed edilizio, ripercorrere le fasi di progettazione dei centri di nuova fondazione a tutte le diverse scale: da quella territoriale a quella delle tecniche e dei materiali costruttivi. Per far questo mi riferir\u00f2 ad un unico documento, relativo alla Fondazione di Giglio Fiorentino, in Val d\u2019Ambra, del 19 maggio 1350: si tratta di una testimonianza storica di eccezionale chiarezza e razionalit\u00e0 programmatrice, conservate nell\u2019archivio di Stato di Firenze, alla quale non corrisponde il relativo centro abitato, dato che la fondazione non poteva aver luogo. Tra i testi relativi all&#8217;impianto di terre nuove questo \u00e8 uno dei pi\u00f9 completi e, per essere scritto in volgare, dei pi\u00f9 suggestivi. [segue]<\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>INDICE<\/p>\n<p>Case medievali<\/p>\n<p><em>Enrico Guidoni<\/em>, <strong>La citt\u00e0 e le case<\/strong><\/p>\n<p><em>Silvia Bosi, Lorenza Di Nuzzo<\/em>, <strong>La realizzazione della pianta di Citt\u00e0 della Pieve medievale<\/strong><\/p>\n<p><em>Elisabetta De Minicis<\/em>, <strong>Lo studio della casa medievale: analisi e proposte di metodo<\/strong><\/p>\n<p><em>Ugo Soragni<\/em>, <strong>Fondazioni e addizioni scaligere: case e isolati a Marostica nel Trecento<\/strong><\/p>\n<p><em>Nicola Aric\u00f2<\/em>, <strong>Urbanizzare la frontiera.<\/strong> <strong>L&#8217;espansione dalmata di Ragusa e le fondazioni trecentesche di Ston e Mali Ston<\/strong><\/p>\n<p><em>Giampiero Brogiolo, Andrea Zonca<\/em>, <strong>Residenze medievali (XI-XII secc.) nel territorio lombardo<\/strong><\/p>\n<p><em>Micaela Viglino Davigo<\/em>, <strong>L&#8217;opera dei \u201cmagistri misuratori\u201d e dei \u201cmaestri da muro e da bosco\u201d nei borghi nuovi e nei ricetti del Piemonte<\/strong><\/p>\n<p><em>Patrizia Chierici<\/em>, <strong>La Villanova di Cuneo: esperienze di ricerca intorno alle metamorfosi del tessuto edilizio nel tardo medioevo<\/strong><\/p>\n<p><em>Silvia Visino<\/em>, <strong>Villanova e le altre fondazioni di Albenga: strutture urbane e tipologie edilizie<\/strong><\/p>\n<p>Fabio Redi, <strong>Centri fondati e rifondazioni dei quartieri urbani nel medioevo: dati e problemi sulle tipologie edilizie nella Toscana occidentale<\/strong><\/p>\n<p><em>Roberto Parenti<\/em>, <strong>Massa Marittima e San Giovanni Valdarno: centri fondati e tipi edilizi. L\u2019approccio archeologico<\/strong><\/p>\n<p><em>Francesca Ugolini<\/em>, <strong>La pianta del 1306 e l&#8217;impianto urbanistico di Talamone<\/strong><\/p>\n<p>Luciana finelli, <strong>Lo sventramento di Pienza e le \u201cCase Nuove\u201d<\/strong><\/p>\n<p><em>Paolo Micalizzi<\/em>, <strong>Nuove fondazioni eugubine nel XII secolo: il quartiere di San Pietro ed il \u201ccastrum\u201d di Costacciaro<\/strong><\/p>\n<p><em>Paola Falini<\/em>, <strong>Collescipoli: riedificazione ed ampliamento di un centro minore umbro nel XIII secolo<\/strong><\/p>\n<p><em>Rita Argalia<\/em>, <strong>Aspetti costruttivi nel rione della Mattonata a Citt\u00e0 di Castello<\/strong><\/p>\n<p><em>Laura Contus<\/em>, <strong>Edilizia medievale a Viterbo: una casa con \u201cprofferio\u201d nel quartiere San Pellegrino<\/strong><\/p>\n<p><em>Umberto Michele<\/em>, <strong>Citt\u00e0 Ducale tra fondazione e sviluppo : la metrica urbana ed architettonica<\/strong><\/p>\n<p><em>Laura Zanini,<\/em> <strong>L&#8217;impianto urbano le case medievali di Priverno<\/strong><\/p>\n<p><em>Enrico guidoni, Tiziano Mannoni, Roberto De Rubertis, Antonino Giuffr\u00e8, Letizia Pani Ermini<\/em>, <strong>Apporti disciplinari e problemi di restauro<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Atti del convegno &#8220;La citt\u00e0 e le case. 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